.
parent maiuscola sulle figure del discordo
.
dovrei prima chiarire per quali ragioni questo vecchio discorso continua a procedere nel senso della desonorizzazione. quello che sta accadendo ai segni di questo codice può ricondursi all’invasione parassitaria di un corsivo la cui presenza, poco più che latente, ha potuto svilupparsi in seno alle parole sul tempo: parassitario non è il corsivo che ne ospita l’eversio, né tantomeno la presunta logica spesso percepita sembra averne a che fare. a questo punto non sappiamo più se si tratta di tempo in eversio o di eversio del tempo, soggettivo o possessivo; che il tempo si conceda a suo piacimento, forse dipende dalle singole occasioni di squarcio, l’anti-evento è puntuale, la stessa natura sembra puntuale nel sentirmi quasi malatico: se l’impegno fu come il clima, perenne e sempre uguale, fu quando stagionale non era ancora precariato. ma questa stessa carie è lontana, io lavoro nel futuro! la struttura che ospita noi senza-tetto-orario non è come le sovrastrutture a tasse: unico modello resta la solita dicotomia tra energia pulita e capacità produttiva dell’uomo. la sola e unica: buttare, usare, creare, essere spazzatura. in questa verità prendiamo posto temporaneamente, come se qualcuno avesse sperato: esperimento fallito, proviamo a credere nella distorsione.
il fine non riuscirà così tanto comunicativo, dipende sempre dall’intonazione: non posso negare al corsivo una pur legittima ascendenza fonico-intenzionale, oltre alle mille altre! comunicare è storia senza parole, dire grazie alla struttura è rifiutarne qualsiasi finalità, e se curiosità muove ancora oltre, il rifiuto è meramente oggettuale: in un libro di carta il discorso può ancora spalmarsi come l’olio col pane sul coltello, che freddo che fa nel deserto insondato dai piccoli! per affrontare il freddo ci vuole una buona copertura: risulterà polare questo dato incontrovertibile:
primo: letteratura come menzogna è quasi un ante-comandamento; secondo: fuori dal discorso, ogni menzogna è vana; per il valore estremo degli ultimi tesori, invano solo verità; terzo: ricorderò di sistemarne le figure; quarto: ai trinomina opporremo la retorica dell’ignobile; quinto: per il valore estremo, qui ogni logica ulteriore trova la morte; sesto: eccoti un manifesto su come esorcizzare il suicidio auspicandone l’esercizio commerciale di massa; settimo: come definire quest’ultimo atto impuro? ottavo: ricordo di Ottaviano cinico… no, sarebbe falso! ma aspro e forte sì… anche lui sistemò tutti i corsivi e conosceva bene il valore della menzogna; nono: Giorgio, non desidero la tua donna, bensì le tue parole sullo stemma e sui dementi; decimo: c’è un piùcheprof. insieme alla sua compagnia interdisciplinare. cui piacerebbe conoscere questo tuo corsivo ricorsivo, saperne di più lo renderà furioso…
.
. ò la roba d’altri .
.
in un secondo tempo o in secondo luogo (in corsivo sarebbe prima di) è come guardare allo specchio, vedere la destra a sinistra, la faccia con su i piedi. può sembrare una somma di contrari, inversi e soprattutto contraddittori, ma chi ci perde non sarà di certo la razionalità: al più, userei gli oggetti come colori, le parole come oggetti, una direzione per l’altra! bisognerà chiarire prima o poi cosa abbia dichiarato guerra a chi: verso e intensità poi… a caratterizzarne la lotta il corsivo non basta.
chiarire la desonorizzazione resta soltanto una formula magica per il prossimo futuro. ne passerò in rassegna le diverse possibilità di significato cercando di calpestare a piedi nudi o senza maschera il sentiero di una riduzione polare:
bisogna flirtare con la libera nolontà della glocalizzazione
.